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La chiesa di San Cornelio e San Cipriano

ch88-33-01La nuova chiesa di Calcata, dedicata ai santi Cornelio e Cipriano, patroni del paese, il 28 giugno del 2009 salda dopo quasi mezzo secolo un debito contratto con la comunità locale, quando all’inizio degli anni sessanta fu costretta ad abbandonare il vecchio paese medievale, dichiarato pericolante, e a trasferirsi in un nuovo insediamento a poca distanza dal vecchio.
Il centro storico di Calcata, dopo la forzata emigrazione fu salvato da nuovi abitanti provenienti da Roma e da diverse altre parti del mondo, attratti dalla bellezza del borgo e dalla meravigliosa valle che lo ospita, divenuta nel frattempo parco regionale. Gradualmente la fama del luogo si è diffusa e oggi è meta, nei giorni feriali, di un flusso turistico di crescente intensità, che potrà usufruire di una vasta area di parcheggio realizzata dalla amministrazione comunale.

 
Gli abitanti del paese nuovo non potendo più usufruire normalmente della vecchia chiesa parrocchiale situata nel centro storico hanno dovuto accontentarsi, per assistere alle funzioni religiose, di un modesto capannone prefabbricato. Nel 1996, in occasione della sua visita pastorale, l’allora vescovo di Civita Castellana, monsignor Divo Zadi promise solennemente che sul luogo, di fronte al nuovo municipio, sarebbe sorta una chiesa e chiese all’architetto Portoghesi di progettarla insieme a sua moglie Giovanna.

La chiesa progettata da Portoghesi, famoso per aver costruito la Moschea di Roma è la quinta esperienza dell’autore nell’ambito della architettura religiosa cattolica dopo quelle di Salerno, Terni, Vicenza e Castellaneta e rispecchia quindi il punto di arrivo di una impegnata partecipazione alla ricerca di una nuova configurazione dello spazio ecclesiale, coerente con la riforma liturgica promossa dal Concilio Vaticano.
L’edificio di Calcata realizza in due parti distinte, due realtà spaziali: la spazialità compatta e accogliente adatta ad esprimere la presenza del popolo di Dio, raccolto in preghiera che caratterizza la zona basamentale e la spazialità dilatata in altezza del vano centrale che capta la luce dall’alto e la diffonde sui fedeli, rievocando il miracolo delle Pentecoste. Il passaggio tra le due zone è segnato da una corona irraggiante che materializza la luce nel suo diffondersi ed esprime la gloria del Signore.
Attorno all’aula principale si dispongono in spazi confluenti il battistero, la sagrestia e il luogo raccolto per l’esercizio della confessione.

ch88-33-15La chiesa progettata da Portoghesi, famoso per aver costruito la Moschea di Roma è la quinta esperienza dell’autore nell’ambito della architettura religiosa cattolica dopo quelle di Salerno, Terni, Vicenza e Castellaneta e rispecchia quindi il punto di arrivo di una impegnata partecipazione alla ricerca di una nuova configurazione dello spazio ecclesiale, coerente con la riforma liturgica promossa dal Concilio Vaticano.
L’edificio di Calcata realizza in due parti distinte, due realtà spaziali: la spazialità compatta e accogliente adatta ad esprimere la presenza del popolo di Dio, raccolto in preghiera che caratterizza la zona basamentale e la spazialità dilatata in altezza del vano centrale che capta la luce dall’alto e la diffonde sui fedeli, rievocando il miracolo delle Pentecoste. Il passaggio tra le due zone è segnato da una corona irraggiante che materializza la luce nel suo diffondersi ed esprime la gloria del Signore.
Attorno all’aula principale si dispongono in spazi confluenti il battistero, la sagrestia e il luogo raccolto per l’esercizio della confessione.